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DTT E FUSIONE NUCLEARE

Che cosa diciamo noi…

Fusione nucleare: lasciamola sul sole! [27 marzo 2017]

Per Legambiente il modello energetico a cui tendere è ben altro, e prevede l’utilizzo dell’energia solare che giunge a tutti noi, senza bisogno di realizzare complessissime e costosissime centrali che oltretutto genereranno inevitabilmente materiali radioattivi   pericolosi per la salute 

La proposta di realizzare a Casale Monferrato la macchina DTT (Divertor Tokamak Test facility) per sperimentare la fusione nucleare ci lascia sgomenti.

Si tratta di fusione nucleare “calda” e non di fusione nucleare “fredda”, come per errore qualche giornale ha scritto.

La fusione nucleare “calda”, per capirsi, è quella utilizzata da tempo (1952) nelle bombe atomiche di tipo H, con l’utilizzo di Deuterio e di Trizio.

Si tratta di vera e propria energia nucleare, non di altro, come si può facilmente verificare cercando nel dizionario il termine “energia nucleare”: “energia contenuta nel nucleo atomico, che si libera per sintesi di nuclei leggeri nel processo di fusione, o per scissione di nuclei pesanti nel processo di fissione (Garzanti)”.

La fusione nucleare di Deuterio e Trizio, che  si vorrebbe utilizzare per produrre energia con il progetto Iter e di cui a Casale si vorrebbe sperimentare una parte (DTT), produce neutroni che rendono radioattive le strutture e generano scorie radioattive: non le stesse scorie radioattive che vengono generate dalle classiche centrali nucleari “a fissione”, ma di altro tipo, meno durature, ma sempre radioattive.

Nel progetto stesso del DTT che si vorrebbe realizzare a Casale Monferrato, ma solo nella versione in lingua inglese, è previsto che dentro al DTT si formino sostanze radioattive non trascurabili, anzi, di tutto rispetto:

Traduzione

4.7.5 Radioattività indotta dai Neutroni 

La radioattività indotta dai neutroni ha un impatto sulle operazioni di manutenzione e sul trattamento dei rifiuti. Dopo lo spegnimento del DTT e’ prevista una radioattività da attivazione [ndr: attivazione neutronica: induzione secondaria di radioattività in materiali sottoposti a un flusso di neutroni, avviene quando i nuclei atomici catturano i neutroni liberi, diventando così più pesanti e passando ad uno stato eccitato] non trascurabile in tempi corti-medi specialmente nei componenti a contatto con il plasma. La dose stimata a contatto dopo un giorno dalla fine delle attività del DTT è, infatti, di circa 100 mSv/h nel tungsteno. Dopo un maggior tempo di raffreddamento, la radioattività più elevata è osservata negli acciai principalmente a causa dell’attivazione del nichel e del tantalio (ad esempio 10 mSv/h nella camera a vuoto ad un mese dallo spegnimento), pertanto è obbligatoria la manipolazione a distanza. Il livello di radioattività può richiedere la predisposizione di un deposito temporaneo ad hoc per collocare i componenti smontati attivati. Comunque, entro 50 anni dallo spegnimento, la dose a contatto di tutti i componenti dovrebbe essere inferiore a 10 microSv/h, e il livello di radioattività non dovrebbe causare problemi nel trattamento dei rifiuti.

E, infine, l’aspetto dei costi: ingentissimi e senza fine!  Solo per l’esperimento DTT di Casale si prevedono (per ora) 500 milioni di euro, di cui l’Italia deve contribuire per 50 milioni. Una sola considerazione, se tale cifra fosse spesa per migliorare l’ambiente: quanti posti di lavoro si potrebbero generare e quanti tetti in eternit si potrebbero bonificare?

Eppure l’alternativa esiste: è quella di lasciare la fusione nucleare sul sole e beneficiare dell’energia che il sole manda da sempre sulla terra, a ciascuno di noi, senza pericolo di sostanze radioattive, senza la necessità di megacentrali costosissime, e oltretutto senza l’utilizzo di tecnologie che sono state utilizzate e che continuano ad essere utilizzabili anche nel settore militare.

Legambiente Casale – Vittorio Giordano //Legambiente del Vercellese – Gian Piero Godio// Legambiente Ovadese e Valle Stura – Michela Sericano// Legambiente Val Lemme – Paola Lugaro

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Che cosa dice ENEA

[RAI giugno 2017]  Sempre più vicino il progetto da 500 milioni di euro per realizzare in Italia l’impianto sperimentale di fusione nucleare DTT, Divertor Tokamak Test Facility. Dopo la risoluzione approvata alla Camera che impegna il Governo,  nel mese di aprile Eurofusion ha lanciato la fase finale per finanziare il progetto.
Si lavorerà alla realizzazione di un cilindro ipertecnologico alto 10 mt con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 m cubi di plasma alla temperatura di 100 milioni di gradi con una intensità di corrente di 6 milioni di Ampere e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadro. Obiettivo: testare configurazioni magnetiche innovative e nuovi materiali come i metalli liquidi per i grandi progetti di fusione nucleare ITER e DEMO.
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Fusione, attesa per il reattore sperimentale DTT. Nei laboratori Enea di Frascati come nel cuore di una stella [Redazione ANSA  18 giugno 2017]
Il reattore Dtt, farà della fusione nucleare una fonte di energia fattibile (fonte: Enea) © Ansa
Grande attesa in Italia per la luce verde alla nuova macchina sperimentale, chiamata Dtt (Divertor Test Tokamak) e destinata a fare della fusione nucleare una fonte di energia fattibile dal punto di vista tecnologico e accessibile economicamente: “si attende una conclusione positiva del processo di valutazione che inizierà nei prossimi giorni”, ha detto all’ANSA il direttore del dipartimento Fusione nucleare dell’Enea, Aldo Pizzuto, nei Laboratori di Frascati che costituiscono il cuore della ricerca italiana sulla fusione nucleare, ossia la fonte di energia che punta a riprodurre all’interno di gigantesche macchine i processi di fusione che avvengono nel cuore delle stelle.
“La conclusione positiva – ha aggiunto Pizzuto – riguarda la partecipazione al finanziamento della macchina Dtt da parte di Eurofusion”, il consorzio europeo per lo sviluppo della fusione nucleare composto dai 28 Paesi dell’Unione europea più la Svizzera e co-finanziato dal progetto europeo Horizon 2020.
Sulla macchina Dtt, dal costo complessivo di 500 milioni di euro, “il Governo italiano si è impegnato a mettere a disposizione una quota di circa 135 milioni, mentre circa la metà del finanziamento (pari a circa 250 milioni) potrebbe arrivare sotto forma di prestito dalla Banca Europea e l’Enea è disponibile a contribuire con risorse proprie per 20 milioni. Altri contributi da laboratori internazionali e dalla Regione ospitante. A questo punto manca solo – ha concluso – la finalizzazione dell’accordo con Eurofusion”.
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Energia: fusione, scienziati da tutta Europa al Centro ENEA di Frascati per il futuro del DTT [19/6/2017 -ENEA]
Oggi e domani al Centro Ricerche ENEA di Frascati, i massimi esperti di Eurofusion, il consorzio europeo cui è affidata la gestione delle attività di ricerca nella fusione nucleare[1], daranno il via alla valutazione tecnico-scientifica del DTT, il Divertor Tokamak Test facility, progetto di alto valore strategico, da circa 500 milioni di euro che l’Italia è pronta a realizzare. Nato su impulso dell’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università del settore, il DTT prevede la realizzazione di un laboratorio scientifico-tecnologico fra i più grandi d’Europa, con oltre 2mila addetti, tra diretti ed indiretti, e ricadute di grande rilievo per tutta la comunità scientifica e le aziende italiane ed europee. “Il Parlamento ed il Governo seguono con molto interesse l’andamento dei lavori e auspicano una positiva conclusione dell’analisi del progetto del quale apprezzano non solo l’altissima valenza scientifica e tecnologica, ma anche quella socio-economica” hanno sottolineato la Vice Ministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova e l’On. Gianluca Benamati della Commissione Attività Produttive della Camera, dove lo scorso aprile è stata votata una risoluzione che impegna il Governo ad assumere iniziative per realizzare il progetto in Italia.
“Produrre energia pulita, rinnovabile, sicura, economicamente competitiva, inesauribile e in grado di sostituire i combustibili fossili: è la grande sfida della ricerca sulla fusione nucleare che oggi vede impegnati i migliori laboratori di tutto il mondo e l’ENEA in prima linea – ha dichiarato il Presidente dell’ENEA, Prof. Federico Testa -. L’ENEA, insieme a tutta la comunità scientifica italiana operante nel settore, con il supporto dei partner internazionali, è in grado di realizzare nei tempi e nei costi preventivati il DTT, anche perché il nostro Paese è stato tra i pionieri della fusione e oggi è fra i più avanzati nel settore, grazie alla capacità di costruire un sistema virtuoso tra ricerca, industria e formazione”.
“Dopo l’impegno del Governo italiano ad assicurare i fondi per la parte italiana, spetta ora ad Eurofusion, prima di concedere la sua parte di contributo finanziario, verificare che il progetto risponda a tutte le necessità sperimentali in un settore molto critico come quello del controllo della potenza erogata dal plasma” ha spiegato il Direttore del Dipartimento Fusione dell’ENEA Aldo Pizzuto in apertura del meeting.
Nello specifico, la due giorni di Frascati sarà dedicata all’analisi delle caratteristiche del DTT e, in particolare, “alla sua capacità di adattarsi a tutte le esigenze sperimentali individuate – sottolinea Pizzuto – per studiare soluzioni al problema più rilevante dell’energia da fusione, il controllo e lo smaltimento del calore generato: poter controllare in maniera affidabile e sicura la potenza generata nel plasma porterà benefici enormi ai fini della riduzione dei costi di investimento per la realizzazione dei reattori a fusione”.
A livello operativo, il DTT è un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, nel quale saranno confinati, grazie ad un campo magnetico di 60 mila Gauss, 33 m3 di plasma scaldato alla temperatura di 100 milioni di gradi e nel quale fluisce una corrente di 6 milioni di Ampere. Mentre il plasma, “scaldato” tramite potenza addizionale a microonde, lavorerà ad una temperatura di un centinaio di milioni di gradi ed emetterà un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di Watt per metro quadro, i 26 km di cavi superconduttori in niobio/stagno e i 16 km di quelli in  niobio/titanio, distanti dal plasma solo qualche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero.
Grazie ai materiali superconduttori di ultima generazione realizzati dall’ENEA in collaborazione con l’industria, il DTT sarà in grado di lavorare con un alto campo magnetico così da confinare plasmi con alta densità di potenza ed energia.
[1] Il 9 Ottobre 2014 la Commissione europea ha ufficialmente costituito il Consorzio EUROfusion, l’European Consortium for the Development of Fusion Energy che sostituisce di fatto l’European Fusion Development Agreement (EFDA) e gli annessi accordi bilaterali di associazione tra la Commissione e Istituzioni di ricerca di 28 Paesi, divenendo la nuova organizzazione europea di riferimento.

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