La crisi climatica richiede risposte di sistema. Anche nel nostro territorio

La crisi climatica richiede risposte di sistema. Anche nel nostro territorio

L’emergenza climatica e ambientale che le ragazze e i ragazzi di Fridays for Future hanno ripetutamente richiesto venisse dichiarata dal nostro Comune non è stata presa in considerazione per paura che turbasse la popolazione.

Ma l’emergenza climatica esiste e gli esperti ci informano dei rischi che la nostra specie corre continuando a correre a folle velocità lungo la strada dell’attuale modello di sviluppo e della crescita a tutti i costi.

I guasti si vedono già adesso. Sono terribilmente sotto i nostri occhi. E a pagarne il prezzo più alto saranno le fasce più povere della popolazione nel nostro come negli altri continenti. Non vogliamo che le cose vadano così? Allora dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative possibili per arginare il surriscaldamento del pianeta riducendo drasticamente le emissioni di CO2. Se non si procederà in tale direzione tutte le nostre parole sull’ambiente e l’ecologia saranno solo il “bla bla bla” evocato da Greta Thunberg qualche settimana fa a Milano alla conferenza “Youth4Climate” di Milano.

Dalla Conferenza sull’ambiente di Rio del Janeiro che ha prodotto l’Agenda 21, all’Agenda 2030 dell’Onu che ha lanciato i 17 obiettivi (goals) per lo sviluppo sostenibile, si sono prodotti documenti di grande importanza scientifica, sociale e politica che bisognerebbe conoscere, analizzare e utilizzare per governare le nostre città, i nostri territori. Purtroppo non è stato così e si è perso moltissimo tempo. Il Summit della Terra di Rio de Janeiro è stata la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ ambiente e si svolta dal 3 al 14 giugno 1992, cioè 29 anni fa!

I documenti summenzionati ci forniscono la chiave di lettura per interpretare il mondo in cui viviamo e ci indicano le strategie per fermare il disastro prima che sia troppo tardi. Anche se forse è già troppo tardi.

Per invertire la rotta ci vogliono scelte decise verso la direzione giusta, non si può procedere a tentoni per tentativi ed errori, in modo occasionale e cercando di accontentare tutti.

Anche il nostro Comune negli anni scorsi ha predisposto un documento in cui si prendono come riferimento le principali indicazioni internazionali atte a prevenire il surriscaldamento del pianeta insostenibile per la nostra specie. Un documento che dovrebbe essere il cardine dell’agire politico e amministrativo di un territorio, ma che ci sembra finito nel dimenticatoio, in qualche cassetto di qualche ufficio pur essendo il frutto, per quanto debole e criticabile in alcuni aspetti, di un apprezzabile lavoro di ricerca e di proposta.

Nel 2016 il Comune di Casale Monferrato approva il suo PAES (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile), il documento chiave di definizione delle politiche energetiche dei Comuni europei.

Nell’introduzione al documento si legge: “Il Comune di Casale Monferrato ha aderito al programma ‘Patto dei Sindaci’, promosso dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di ridurre, entro il 2020, le emissioni di CO2 di almeno il 20%. L’adesione ha comportato una serie di impegni a cui il Comune di Casale Monferrato dovrà far fronte al fine di raggiungere questo obiettivo. Il primo e più importante di tale impegni è il PAES, che costituisce, di fatto, l’inizio di un’attività di sistematizzazione dei progetti, degli interventi e delle policies in tema di sviluppo sostenibile e di efficienza energetica”.

Il documento, si basa sulle informazioni contenute nel BEI (Baseline Emission Inventory), l’inventario delle emissioni di partenza, che è lo strumento che quantifica le emissioni di CO2 derivante dal consumo di energia nel territorio del Comune di Casale Monferrato.

Il BEI del Comune di Casale analizzava i consumi energetici e le emissioni climalteranti degli edifici pubblici e delle attività per dare informazioni sulle emissioni di CO2 attuali e future del territorio comunale, quantificava la quota di CO2 da abbattere, individuava le criticità e le opportunità per uno sviluppo energeticamente sostenibile del territorio e le potenzialità in relazione allo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili.

Il conseguente PAES individuava ben 27 azioni che avevano lo scopo (tra gli altri obiettivi) di contribuire alla lotta globale contro il cambiamento climatico; di incrementare la partecipazione della società civile, migliorando i processi decisionali; di migliorare l’efficienza energetica del patrimonio pubblico, con conseguenti risparmi sui costi energetici; di migliorare il benessere dei cittadini (riducendo la dipendenza energetica); di migliorare l’indipendenza energetica della città per il lungo termine.

Le azioni andavano dall’istituzione del “pedibus” all’efficientamento energetico degli edifici pubblici, alla produzione sul territorio di energia da fonti rinnovabili (nel 2016 era indicata la centrale idroelettrica al tempo solo ipotizzata, a valle del ponte ferroviario).

Non sarebbe ora di tirare fuori dai cassetti il Piano e attraverso una consultazione cittadina, con tavoli di lavoro ad hoc, predisporne una nuova versione? Oggi, ad esempio si parla diffusamente di comunità energetiche normate da apposite leggi.

Forse sarebbe questa l’occasione per affrontare con efficacia la crisi climatica offrendo alle nuove generazioni, che nelle scuole cittadine da anni affrontano queste tematiche anche grazie all’impegno della Rete scuole insieme e di Ecofficina (con il ciclo di incontri “Connessioni prossime”), la possibilità di diventare protagoniste del cambiamento e della costruzione del loro futuro.

Vittorio Giordano, Legambiente Casale Monferrato

Intervento pubblicato sul mensile Nuove Frontiere novembre 2021

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