Una città più verde, più vivibile, innovativa e inclusiva.

“Per un DOPO (e un ADESSO) che non ripercorra le strade del PRIMA”

per una nostra carta d’intenti

Circa un anno fa scrivevamo un documento il cui titolo era “Per un dopo che non  ripercorra le strade del prima”. Il quel documento ci ponevamo e ponevamo alla società civile e alla politica casalesi delle domande e cercavamo di indicare alcune tracce per dare le risposte. Quel documento lo riteniamo ancora attuale e, vista la recrudescenza della pandemia e le difficoltà in cui chi governa si imbatte quotidianamente, riteniamo utile riprenderlo e ampliarlo. A tre considerazioni vogliamo accennare in premessa.

La prima considerazione riguarda i cambiamenti climatici provocati dall’uso delle fonti energetiche di origine fossile. Non c’è più tempo, si deve agire adesso.

La seconda considerazione riguarda proprio la pandemia che non è venuta dal nulla ma è stata causata da un sistema che ha stravolto gli ecosistemi rendendo possibile quel salto di specie che è stato la miccia che ha fatto da detonatore al corona virus.

La terza considerazione riguarda il sistema produttivo che ha contrassegnato l’Antropocene basato sul attività predatorie ed estrattive che è causa anche dei gravi cambiamenti climatici….

Il fatto è che questi aspetti sono facce dello stesso problema, sono strettamente connessi, non se ne può affrontare uno senza considerare gli altri. Per ripensare i nostri spazi, il nostro modo di muoverci, di studiare, di fare cultura, di lavorare, di fare sport, e anche di divertirci e di svagarci occorre rivedere il nostro modello di sviluppo, non limitandoci a piccoli, privati e necessari accorgimenti. È una questione di visione del futuro prossimo e di prospettiva. Non si tratta solo di elencare delle ricette o dei desiderata. Si tratta di attivare un confrontro tra i vari soggetti per delineare una città e un territorio ecosostenibile. Non si può ricominciare come se niente fosse e confidiamo in un sincero interesse a beneficio della comunità. Questo processo di cambiamento che deve avviarsi adesso deve veder coinvolti associazioni e movimenti, sindacati, gruppi, forze politiche, donne e uomini di cultura, il mondo cattolico che ha abbracciato l’enciclica di papa Francesco “Laudato si’” e anche le istituzioni che vogliano prendere sul serio la richiesta di Fridays for Future di dichiarare lo stato di emergenza climatica anche per il nostro territorio. Non possiamo non ricordare – a questo proposito – le parole di Luisa Minazzi, allora dirigente di Legambiente: “Dal dramma dell’amianto si può solo uscire pensando a una città ecosostenibile e fondata sulla giustizia sociale”. Eh già, perché i più colpiti dalla pandemia sono i soggetti più deboli, quelli colpiti dal digital divide ma anche dal divario energetico e ambientale.

Occorre quindi che gli interventi che da qui in avanti si faranno abbiano le caratteristiche di rottura con il recente passato, di non provvisorietà, di attenzione alle fasce sociali più fragili, che nelle emergenze sanitarie accusano i colpi più duri.

Legambiente nazionale ha presentato il suo Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che consiste in 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali da finanziare e 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica e rendere la Penisola più moderna e sostenibile. Un’Italia più verde, più vivibile, innovativa e inclusiva. Così potrà diventare la Penisola da qui al 2030 se saprà utilizzare al meglio le opportunità e le risorse che l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia con il Next Generation EU. Gli interventi e i progetti riguardano rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare, adattamento climatico e riduzione del rischio idrogeologico, ciclo delle acque, bonifiche dei siti inquinati, innovazione produttiva, rigenerazione urbana, superamento del digital divide, infrastrutture verdi, turismo, natura e cultura – insieme a 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica del Paese per renderlo più moderno e sostenibile, dandoil via ad una nuova stagione della partecipazione e della condivisione territoriale. Il faro che ha guidato Legambiente nella redazione del suo Recovery Plan è la lotta alla crisi climatica che riguarda trasversalmente le 23 priorità nazionali di intervento. Nel documento, inoltre, vengono descritte, regione per regione, quelle che a nostro avviso sono le opere da realizzare e quelle da evitare, indicando in maniera chiara come spendere i quasi 69 miliardi di euro destinati per la “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e i 32 miliardi destinati alle “Infrastrutture per la mobilità sostenibile”.

Nel documento si chiede che non si sprechino le risorse europee ne che la ripartenza del Paese parta da più semplificazioni, controlli pubblici più efficaci e una nuova norma sul dibattito pubblico

Per quanto il Piemonte, dopo aver riaffermato il No alla Torino – Lione, tra i progetti che devono interessare anche il nostro territorio si chiede la riattivazione delle linee ferroviarie sospese e il potenziamento delle reti ferroviarie regionali, la bonifica da eternit, e la riqualificazione fluviale e la gestione territoriale ambientalmente corretta.

Queste riflessioni sono la premessa necessaria a inquadrare le proposte che proponiamo ai soggetti che intendono lavorare alla trasformazione necessaria. Il momento richiedevisione di futuro, soluzioni inedite, capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove. E oggi che tutti abbiamo sperimentato una condizione eccezionale, non c’è momento migliore per osare lo straordinario. Insieme ce la possiamo fare.

Pensiamo che il cambiamento debba avvenire attraverso una seria e attentata valutazione della qualità del nostro ecosistema urbano in base a indicatori (aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia) che garantiscano un approccio corretto alle trasformazioni affinché il cambiamento necessario, oltre che desiderabile, diventi possibile. La nostra città e il nostro territorio non devono mancare questa occasione per diventare più moderni, sostenibili e sicuri.

ARIA – Casale Monferrato, per la sua storia, per la presenza sul suo territoro dell’Eternit, sulla salvaguardia della salute dei polmoni dei suoi cittadini dovrebbe essere all’avanguardia. I monitoraggi condotto da ARPA purtroppo però ci dicono che la qualità dell’aria che respiriamo è tutt’altro che buona. Ultimamente sono stati superati più volte i paramentri di tollerabilità del Pm10 e del biossido d’azoto (NO2) indici legati all’inquinamento atmosferico. È necessario intervenire con misure strutturali che incidano sulla mobilità veicolare e sull’efficienza dei sistemi di riscaldamento. È necessario incrementare il sistema di monitoraggio, rendere più immediata l’informazione ai cittadini sulla qualità dell’aria, piantare molti alberi.

AMIANTO – Deve esserci il massimo impegno per il completamento della bonifica dell’amianto, per una città e un territorio “deamiantizzati”. Dobbiamo fare in modo che si concluda l’opera di bonifica da eternit nel Sito di interesse nazionale che oltre a Casale comprende altri 47 Comuni del nostro territorio. Da anni proponiamo che insieme alla rimozione dei tetti in amianto si provveda alla loro sostitutione con tetti sui cui si installino pannelli fotovoltaici. Secondo il Piano Regionale Amianto, nel solo Piemonte sono presenti coperture in amianto (Eternit) civili e industriali, pubbliche e private per un totale valutabile tra i 50 ed i 70 milioni di metri quadrati. La rimozione di tali coper­ture, il loro smaltimento, la realizzazione di nuove coperture coibentate e l’installazione di pannelli fotovoltaici in scambio sul posto, con una stima prudenziale di produzione di ener­gia elettrica di più di un miliardo di kWh/anno, potrebbe soddisfare i bisogni di 370.000 fa­miglie, mediamente 1,2 milioni di persone, più di un quarto della popolazione complessiva della Regione Piemonte.

RIFIUTI – Purtroppo anche qui partiampo dalle note dolenti. La nostra città è perfettamente in linea, negativamente, con i dati provinciali e regionali. A fronte di un obiettivo di raccolta differenziata imposto per legge pari ad un poco ambizioso 65%, anche quest’anno la Regione Piemonte nel suo insieme non raggiunge il target, fermandosi ad un inaccettabile 63,4%. In realtà tutte le province superano il 65%, ad eccezione di Alessandria e Torino, che si confermano nel ruolo di zavorre restando ben lontane dagli obiettivi di legge, rispettivamente al 57% e al 58%. In particolare, sono i due capoluoghi (Alessandria col 48% e Torino col il 47%) a rallentare la corsa del territorio verso una gestione sostenibile del ciclo rifiuto. Un segno di speraznza che questa realtà si possa ribaltare ci viene dato dai tanti Comuni “rifiuti free” e “ricicloni” presenti nel nostro territorio.

È necessario puntare con maggior decisione sulla strategia delle 5 R (ovvero riduzione, riuso, riciclo, raccolta, recupero) per superare il 57% di raccolta differenziata. Potenziamento della raccolta porta a porta, ripresa di una campagna di informazione e di responsabilizzazione della cittadinanza, incentivazione offerta dal passaggio da tassa a tariffa puntuale: questi devono essere le azioni per un rilancio della raccolta differenziata. Non si parli di incenerimento, né di cassonetti seminterrati: non raggiungiamo i limiti di legge del 65% di raccolta differenziata, quindi non possiamo programmare un’impiantistica sulle esigenze dell’oggi, vincolando all’esistenza degli impianti decisioni future. Esigenze, che con un comportamento virtuoso potranno essere molto differenti domani.

È fondamentale agire per ridurre la produzione di rifiuti indifferenziati attivando accordi con la grande distribuzione per la riduzione degli imballaggi e campagne di informazione rivolta ai consumatori sulla riduzione dei prodotti usa e getta; far crescere il riciclaggio dei materiali, con nuovi impianti e nuove filiere (ad esempio per i rifiuti elettronici); sostenere il ruolo del terzo settore nell’economia circolare; promuovere pratiche di riparazione e rigenerazione di materiali, al fine di poterli rimetterli nel circuito dell’usato. Facciamo riferimento alla Legge regionale 16 febbraio 2021, n. 4 , nella quale si legge che “Sono incentivati lo scambio, la commercializzazione o la cessione gratuita di beni usati o loro componenti presso i centri del riuso o in aree appositamente allestite nei centri di raccolta per rifiuti urbani ai fini del loro riutilizzo, nonché è incentivato il mercato di prodotti e materiali riciclati” e che “Entro l’anno 2025 la produzione di un quantitativo annuo di rifiuto urbano indifferenziato non deve essere superiore a 126 chilogrammi ad abitante.” Inoltre vengono indicate come indispensabili “la promozione di campagne di sensibilizzazione pubblica, in particolare sulla raccolta differenziata, sulla prevenzione della produzione dei rifiuti e sulla riduzione della dispersione dei rifiuti, e l’integrazione di tali aspetti nell’educazione e nella formazione” e “la promozione di un dialogo e una cooperazione continui tra tutte le parti interessate alla gestione dei rifiuti.”

Proprio in questa direzione va la nostra proposta, già altre volte avanzata, di creazione di un organismo partecipativo sulla questione rifiuti che veda coinvolti cittadini, associazioni ambientali, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, amministratori di condominio, rappresentanti della grande distribuzione.

SCUOLA E AMBIENTE – Pensando alla scuola riteniamo che sia necessario progettare un nuovo e – anche qui – inedito intervento. Le criticità sono numerose e forte è la necessità di adeguare gli strumenti al mutare della situazione con l’obiettivo di offrire spazi ricreativi ed educativi ad una fetta della popolazione, quella dell’infanzia e dell’adolescenza, importante e strategica anche per il ménage familiare e professionale. Legambiente desidera contribuire alla definizione dei possibili strumenti operativi, consapevole dell’attenzione da porre prioritariamente alla difesa della salute pubblica. Potrebbero essere coinvolte associazioni territoriali proprio per la gestione di specifiche iniziative: sportive, culturali, ambientali, didattiche, sempre nell’ambito di una organizzazione pubblica a beneficio della cittadinanza. Legambiente vorrebbe porre l’attenzione sulla necessità di considerare l’emergenza causata dalla pandemia come l’opportunità per ricostruire il rapporto tra l’ambiente naturale, il nostro ambiente urbano, e la popolazione. Non sono mancate in questi anni le pregevoli iniziative di tante associazioni di volontariato e delle amministrazioni pubbliche, così come l’impegno delle scuole cittadine, grazie alle quali si sono ottenuti ottimi risultati in termini di decoro urbano e di ‘vivacità ambientale’. E da qui si può ripartire. Ora dovremmo tentare di coinvolgere direttamente i più giovani e i meno giovani nella cura delle nostre aree verdi, proponendoli come momenti rigeneranti in grado di coniugare l’esigenza del benessere personale con quella della socialità del nostro patrimonio paesaggistico. Concretamente, sarebbe possibile organizzare piccoli gruppi di bambini e bambine, ragazze e ragazzi, ma anche adulti che – con i nostri volontari e l’intervento del Comune nella promozione plurilingue e nell’integrazione di questa con le altre iniziative – si dedicassero alla cura del verde, nel rispetto delle misure sanitarie in vigore e in misura adeguata alle fasce di età. Legambiente si rende disponibile a partecipare alla pianificazione di interventi finalizzati alla valorizzazione delle risorse individuali e collettive che incrementino la fruibilità del nostro splendido patrimonio ambientale e favoriscano lo sviluppo di nuove abitudini più sane e condivise.

SVILUPPO DEL VERDE URBANO e STOP AL CONSUMO DEL SUOLO – Riteniamo che occorra ordinare in maniera più armoniosa lo sviluppo urbano, anche nel nostro territorio. Come? Su due fronti principalmente: dal punto di vista delle politiche urbanistiche consideriamo fortemente inopportuno l’ampliamento dell’area urbana, perché non se ne riscontrano necessità demografiche né benefici nella qualità della vita. Ne deriva una conseguenza per noi determinante: bisogna dire stop al consumo del suolo e alla cementificazione riutilizzando aree dismesse.

Si ritiene fondamentale operare per l’incremento del patrimonio arboreo della città, consapevoli della funzione degli alberi nelle mitigazione del clima, nel filtraggio delle polveri sottili, nel benessere prodotto alle persone. Si devono creare nuovi spazi verdi e spazi per orti urbani ad uso personale e sociale. Giudichiamo utile il potenziamento dei parchi urbani attraverso nuove piantumazioni e la creazione di aree cani, nell’ottica di favorire il pieno godimento degli spazi aperti da parte della cittadinanza e da parte degli animali domestici con un prevedibile miglioramento del decoro urbano. Rispetto a quest’ultimo punto, segnaliamo l’area dei giardini di Oltreverde (Oltreponte), l’area dei giardini della stazione e l’area del parco Eternot come punti validi per la delimitazione di dog areas equamente distribuite sul territorio e compatibili con i perimetri di verde disponibili.

Infine, occorrerebbe installare altri Percorsi vita come quelli già meritoriamente installati in zone verdi del territorio, tragitti ad intensità sportiva diversificata fruibili da tutta la cittadinanza.

MOBILITÀ SOSTENIBILELa mobilità sostenibile è una sfida alla portata di una cittadina come la nostra. Si punti sulla mobilità collettiva, incentivando ad esempio l’uso degli autobus urbani rendendo le corse gratuite per un determinato periodo sperimentale, ampliando le zone 30, riproponendo il bike sharing, sostenendo la mobilità elettrica, proseguendo lo sviluppo delle piste ciclabili in particolare portando a termine l’asse San Germano – Casale Popolo che ora si ferma in Piazza Martiri della Libertà. La bici è il mezzo che permette il migliore distanziamento: per cui è ora il momento di realizzare percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate, riservando lo spazio per poi dotarli di protezioni e passaggi esclusivi mirando a trasformarli successivamente in vere ciclabili. È la soluzione che stanno praticando già diverse città. Le più efficienti alternative all’auto privata in città, per chi non vorrà prendere i mezzi pubblici, dovranno diventare tutti i mezzi in sharing: auto (meglio elettriche), bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini.

Riprendere la trattativa ed implementare quanto già concordato in merito al ripristino delle linee ferroviarie, sempre più necessarie e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Chiediamo che si riattivino tutte le linee ferroviarie sospese nel corso dell’ultimo decennio (Asti – Casale – Mortara, Casale – Vercelli).

Riprendere la trattativa ed implementare quanto già concordato in merito al ripristino delle linee ferroviarie, sempre più necessarie e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Chiediamo che si riattivino tutte le linee ferroviarie sospese nel corso dell’ultimo decennio (Asti – Casale – Mortara, Casale – Vercelli). Le linee ferroviarie sono essenziali per la mobilità pendolare di lavoratori e studenti, in chiave turistica e utili a contenere il traffico veicolare e le relative emissioni che causano i gravi problemi di inquinamento atmosferico che affliggono questa parte della pianura Padana e le sue città, provocando il conseguente rischio sanitario per la popolazione e l’aggravamento della crisi climatica.

Incentivazione degli spostamenti pedonali, anche nel tragitto casa – lavoro. Il tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro potrebbe diventare a tutti gli effetti orario di lavoro. Ciò avrebbe positive ricadute sulla viabilità, sulla salubrità dell’aria, sul benessere individuale

La mobilità sostenibile è il segno del cambio di passo: il post Covid-19 (che in realtà è il tempo della convivenza e della prevenzione dal virus) consente interventi significativi, di impatto sul sistema di spostamento della cittadinanza ma non necessariamente di grossa incidenza economica.

RIQUALIFICAZIONE URBANA ED ENERGIE RINNOVABILI – La nostra città e il nostro territorio sono ancora molto indietro nell’uso delle energie rinnovabili. Riteniamo che le Comunità energetiche possano essere uno strumento che consenta di fare un balzo avanti nell’impegno ormai iderogabile a sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili. Per definire che cosa sono le comunità energetiche ci avvaliamo della seguente definizione (fonte ENEA): “Decentramento e localizzazione della produzione energetica sono i principi su cui si fonda una comunità energetica che, attraverso il coinvolgimento di cittadini, attività commerciali e imprese del territorio, risulta in grado di produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e collaborazione. Il concetto di autoconsumo si riferisce alla possibilità di consumare in loco l’energia elettrica prodotta da un impianto di generazione locale per far fronte ai propri fabbisogni energetici. Produrre, immagazzinare e consumare energia elettrica nello stesso sito prodotta da un impianto di generazione locale permette al prosumer di contribuire attivamente alla transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese, favorendo l’efficienza energetica e promuovendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Oggi l’autoconsumo può essere attuato non solo in forma individuale ma anche in forma collettiva all’interno di condomini o comunità energetiche locali.” Riteniamo che i tetti di molti edifici pubblici della nostra città e del territorio possano ospitare pannelli fotovoltaici ad uso anche di eventuali comunità energetiche.

Riteniamo necessario progettare azioni finalizzate alla riduzione dei consumi finali di energia, migliorando l’efficienza energetica e promuovendo l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici residenziali e del terziario, nell’industria, negli impianti di pubblica illuminazione e di altro tipo, e nei trasporti pubblici e privati riprendendo in mano il PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e riproponendo ad esempio azioni di sostituzione dei tetti in amianto con tetti dotati di pannelli fotovoltaici per le quali Legambiente si era resa disponibile a collaborare con il Comune già nel recente passato.

Importante sarebbe, inoltre, agire sulla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, sfruttando le potenzialità del nuovo decreto ministeriale con particolare riguardo all’edilizia residenziale pubblica e la rigenerazione urbana di zone degradate e dismesse della città scommettendo su edilizia sostenibile e di qualità.

RAPPORTO TRA IL FIUME E LA CITTÀ – L’importanza del Po per il nostro territorio è sotto gli occhi di tutti. Il lavoro che è stato fatto in questi anni dal Parco del Po e dalle Amministrazioni che si sono succedute al governo della città ha saputo restituirci un patrimonio naturale che è apprezzato dalla cittadinanza che anima le sue rive per passeggiare e per sfuggire alla clausura cui la pandemia ci costringe.

Bisogna procedere nella direzione di una riqualificazione fluviale e di una gestione territoriale ambientalmente corretta: tutela delle portate idriche, ricostituzione della continuità fluviale, salvaguardia delle popolazioni ittiche autoctone, riqualificazione degli alvei per l’assorbimento dei picchi di piena, gestione della vegetazione con funzione di miglioramento degli habitat e concorso alla mitigazione del rischio idrogeologico. Ogni fiume ha momenti di piena e momenti di secca che richiedono spazi sufficienti per scorrere; per questo la gestione degli ecosistemi fluviali prevede aree di sfogo libere da costruzioni, dette “aree di laminazione”. Nel nostro territorio nel Piano perl’Assetto Idrogeologico (PAI) ne erano previste cinque ma nessuna è stata mai realizzata. Dove ci sono edifici, invece, si cerca di costruire argini a loro protezione, più vicino alle case che al fiume, in modo da lasciare appunto scorrere l’acqua. L’arretramento dell’argine nei punti in cui crea delle strettoie è in progetto anche nel tratto casalese, oltre la ferrovia sulla sponda sinistra del fiume. È un modo di concepire il territorio diverso da quello seguito dal dopoguerra agli anni ’90: allora i fiumi venivano gestiti come dei canali, costruendo delle sponde di cemento e asportando la ghiaia dal fondale. Queste due pratiche però hanno l’effetto di aumentare la velocità dell’acqua, rendendo più violento il suo impatto a valle del tratto. La costruzione di edifici in aree alluvionali inoltre ha trascurato il rischio di allagamento in caso di piena.

L’affermazione che “i fiumi non vengono più puliti”, si colloca in questo quadro. L’abbandono di quell’approccio dipende dall’evoluzione della progettazione del territorio, dotata, questo sì, di maggiore consapevolezza ambientale. I depositi di sabbia nel corso del fiume, inoltre, non comportano il rischio di alluvione, perché il volume d’acqua in caso di piena non corrisponde a un fondale più alto o più basso di qualche metro, ma ad aree di sfogo a lato del fiume larghe decine o centinaia di metri, in cui l’acqua può riversarsi senza provocare danni. Soluzioni che, in questi anni, vengono realizzate anche nella nostra zona:  un esempio è l’ex cava di estrazione “Allara” che sta completando la sua riconversione, in collaborazione con il Parco del Po.

Un’ultima variabile nella dinamica dei fiumi è data dal cambiamento climatico: l’aumento delle temperature in atmosfera, corrisponde a fenomeni meteorologici più intensi, con piogge più concentrate e periodi di siccità più frequenti. A Casale, per fortuna, gli argini rafforzati e riposizionati dopo le alluvioni di vent’anni fa proteggono il territorio circostante. Si sta riscoprendo così il fiume Po da parte degli abitanti, grazie alla sistemazione delle due sponde e all’impegno di associazioni, enti e frequentatori. Emozioni e ricerca, opere di modifica e uso per svago possono incontrarsi attraverso l’attenzione alla complessità.

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