Una “grammatica” per la riapertura della scuola

Premessa

Lo straniamento: una scuola senza scuola

Da marzo è stato necessario chiudere le istituzioni educative del paese e di conseguenza sono state esplorate tutte le possibili forme di contatto fra docenti ed alunni. Ma di fatto molte ragazze/i sono stati esclusi, cosa che ha contribuito enormemente ad aumentare il divario fra le diverse realtà economiche sociali e culturali del Paese.
Nel quadro delle prospettive complessive di rientro e di ripristino di diritti, il documento interassociativo “Una scuola grande come il mondo” ha segnato un primo momento di confronto tra il mondo della scuola e dell’associazionismo.
Vogliamo ora condividere una “grammatica” per la riapertura delle scuole con il nuovo anno scolastico.
Nel centenario della nascita di Gianni Rodari ci piace utilizzare una sua espressione per significare la necessità che la riapertura veda impegnate le creatività e le responsabilità degli adulti nello scrivere il FUTURO PROSSIMO DELLA SCUOLA costruito intorno alla centralità dei diritti delle bambine e dei bambini a partire dalla Convenzione ONU del 1989. Proponiamo quindi con il presente documento di declinare una proposta più articolata per l’organizzazione della riapertura del percorso 0/6 e della scuola che avvenga quanto più possibile in presenza e evidenziamo la necessità di alcune priorità pedagogiche e sociali per noi irrinunciabili.

1. Le ipotesi fantastiche: e se a settembre la scuola potesse volare?

Superare la crisi ed uscirne richiede di esplorare nuovi modi per dare impulso alle pratiche di convivenza, alle modalità di partecipazione e di esercizio della cittadinanza. Si tratta di disegnare insieme un nuovo modello di sviluppo democratico dell’educazione del Paese, dove la Scuola pubblica è al centro della proposta educativa e formativa, ma lo fa aprendosi al dialogo con tutti gli altri soggetti che si occupano di educazione.
Scrive Piero Calamandrei, in un discorso pronunciato nel 1950 al Congresso dell’Associazione per la difesa della scuola nazionale:
La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale” (…) è un organo vitale della democrazia quale noi la concepiamo”.
Democrazia, Costituzione, Scuola: tre elementi necessariamente interconnessi che rappresentano le basi sulle quali poggia una società moderna, aperta, vitale, inclusiva.
Basi che non possono che essere costantemente rigenerate, sia con l’afflusso continuo di energie e proposte da ogni componente della società stessa, sia da un concreto, prioritario e tangibile investimento di risorse, garantite non solo per l’emergenza ma con un piano strategico lungimirante capace di esprimere saggezza politica e pedagogica.

2. Il gioco dell’amplificazione: più Cura, più presenza a scuola, più tempo, più educatori, più insegnanti, più collaboratori, più spazi, più flessibilità, più responsabilità…più fantasia.

Punti fermi per la riapertura a settembre di tutto il sistema educativo e formativo

NO alla didattica mista per la fascia zerosei e il primo ciclo di istruzione ma, se necessario, in forme limitate alla secondaria – Nonostante gli sforzi di molti educatori nel costruire legami educativi, degli insegnanti con la didattica a distanza e l’impegnativa collaborazione di moltissime famiglie, la chiusura del percorso 0/6 e della scuola ha fortemente aumentato le disuguaglianze. Ineguali sono state infatti le possibilità di accesso al mezzo informatico, le competenze specifiche degli insegnanti e la qualità delle proposte didattiche. Il ricorso ad approcci trasmissivi on line ha ulteriormente compromesso la qualità della relazione educativa, prodotto demotivazione, distanziamento e aumentato per gli studenti più fragili (privati del contesto classe e dei pari) il rischio di insuccesso formativo e di dispersione. Senza dimenticare che il perdurare delle modalità di didattica a distanza o l’attivazione di soluzioni miste avrebbero pesanti ricadute sul welfare familiare e sul lavoro di cura soprattutto delle donne che rischiano per la pesante crisi economica di essere penalizzate e definitivamente collocate fuori dal mondo del lavoro.

Incremento degli organici e copertura stabile dei posti vacanti. Vanno restituite alla scuola le risorse sottratte dal 2008 per poter garantire: classi con minor numero di alunni, maggiori opportunità di lavorare per gruppi di ricerca e laboratori e di realizzare percorsi individualizzati e inclusivi. Va inoltre garantita la titolarità della dirigenza, eliminando da settembre la pratica delle reggenze.

Mantenimento e incremento del tempo pieno. Questo obiettivo è da intendersi come la soluzione più adeguata al superamento delle vecchie e nuove disuguaglianze e povertà educative, in particolare nelle aree del paese più deprivate e depresse.

Mantenimento delle sezioni di nido e scuole dell’infanzia indipendentemente dal numero di iscrizioni per l’a.s. 20/21 e rafforzamento del Sistema Integrato 0/6 (inclusi i servizi integrativi che a pieno titolo ne fanno parte) in piena attuazione del D.Lgs 65/2017.
Sottolineiamo la necessità di riconoscere il diritto a luoghi e tempi educativi fin dalla nascita a tutte le bambine/bambini al di là della necessaria conciliazione con il lavoro dei genitori.

Ricorso a tutte le opportunità consentite dall’autonomia di ricerca e dalla flessibilità organizzativa dei servizi educativi e scolastici affinché le disposizioni che verranno adottate per la riapertura in sicurezza (sezioni e classi aperte, gruppi mobili, attività laboratoriali, proposte di formazione integrata scuola-territorio, educazione all’aperto, spazi per la partecipazione e la socialità…) siano inserite all’interno di una forte cornice di senso pedagogico.

3. Il binomio fantastico: scuola e città

Il lavoro della Scuola ha dignità costituzionale svolgendo una funzione essenziale per lo Stato democratico: la formazione dei cittadini, attraverso il perseguimento dei traguardi di competenza espressi dalle Indicazioni Nazionali e dai documenti europei.

È all’interno di questo orizzonte che ci riconosciamo nella necessità di elaborare percorsi di formazione integrata scuola-territorio, attraverso patti ad alta densità educativa che, se nell’immediato contribuiscono a risolvere il problema del distanziamento, ci permetteranno nella media e lunga distanza di sperimentare nuovi modelli di responsabilità e di dialogo educativo, come suggerito ad esempio da D. Chiesa e F. Tonucci.

La scuola nella vita dell’agorà

Sulle piazze delle città si affacciano le istituzioni che rendono possibile la comunità locale: il municipio, l’azienda sanitaria, i servizi sociali, le istituzioni religiose…; è basilare che la scuola venga riconosciuta e si riconosca come istituzione che, con una propria identità e una propria funzione, si affaccia sulle piazze della città per interagire con le altre istituzioni. E’ uno degli obiettivi più importanti del processo di autonomia: la scuola è un modo di essere della città, luogo di vita democratica che respira l’aria della città e che contribuisce a renderla più respirabile. Scuola e Città sono per vocazione chiamate alla costruzione di un mondo inclusivo. Nel lanciare il patto città-scuola si deve andare oltre la semplice richiesta/ erogazione di servizi: il sistema formativo di un territorio si sviluppa attorno a un progetto praticato sinergicamente da tutti i soggetti.
La scuola può diventare un motore di cambiamento per l’intera comunità locale: per fare cambiare e crescere una scuola ci vuole una comunità, ma per far crescere una comunità ci vogliono scuole virtuose.
La scuola è un elemento centrale nel sistema educativo di un territorio ma lo è solo nella misura in cui si apre all’esterno, diventa un protagonista della vita dell’agorà. Domenico Chiesa in “I ragazzi e le scuole umanizzano la città”- Rivista dell’istruzione, n. 3/2018, pp. 39

Francesco Tonucci, a proposito di scuola e città, individua cinque azioni:

1. Un progetto educativo integrato – La città offre le sue competenze e le sue risorse alla scuola.
2. A scuola si va da soli – Si muove la metà di persone. Entrata e uscita continue. Distanza per i pedoni e le biciclette ampliando i loro percorsi.
3. Le strade adiacenti della scuola chiuse per il periodo di apertura scolastica.
4a. La rinuncia all’aula a favore del laboratorio – Tutti gli spazi della scuola, interni ed esterni, compresi soffitte e scantinati, sono utilizzati per laboratori diversi. La giornata scolastica è un percorso e non una permanenza.
4b. Mescolare le età per creare gruppi più autonomi e autosufficienti.
5. Partecipazione dei bambini con assunzione e condivisione di responsabilità.

CRITERI PER UNA RIAPERTURA ‘EQUA’ PER TUTTI I TERRITORI E LE ISTITUZIONI EDUCATIVE

1) Le storie non sono uguali – Non può esserci una soluzione uguale e valida per tutte le scuole. I territori sono diversi, le strutture e le risorse di cui i comuni dispongono sono diverse, così come diverse sono le realtà scolastiche. La riapertura va commisurata alle reali possibilità strutturali degli edifici scolastici, alla presenza di spazi pubblici/privati che la scuola può utilizzare – alla presenza di associazioni che possono coadiuvare la proposta formativa delle scuole come elaborata nel PTOF, alla forza progettuale delle singole autonomie scolastiche in dialogo con gli attori sociali del territorio. L’elemento cardine per l’organizzazione della riapertura è la progettazione in capo ad ogni singola scuola e agli organi collegiali: sono questi ultimi che, valutate le condizioni di fattibilità, scelgono il modello organizzativo che meglio risponde ai bisogni educativi nel quadro di linee guida e livelli essenziali di prestazione definiti dal ministero (ore minime di presenza a scuola, numero massimo di bambini per gruppo, operazioni di sanificazione e distanziamento in base a protocolli sanitari nazionali, risorse).

2) Quanto più tempo a scuola – Vanno garantiti il massimo possibile di tempo educativo a tutti i ragazzi e le ragazze in presenza a scuola, la quale deve essere luogo di vita, di partecipazione, di dialogo attraverso la relazione con i pari e i soggetti dell’insegnamento/ apprendimento: alunni/e, docenti e mediatori didattici.

A scuola la linea non cade mai” ha detto un bambino di Cagliari.

Nonostante le misure di distanziamento (impraticabili per i bambini disabili e per quelli più piccoli), vanno garantiti una didattica realmente inclusiva e un tempo educativo in grado di rispondere anche alle esigenze delle famiglie, tenuto conto delle risorse strutturali e di personale che però non devono costituire vincoli insormontabili. A tal fine la scuola deve potersi avvalere del supporto dell’Ente locale, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, attraverso appositi patti territoriali che ne regolamentino la collaborazione, secondo un principio di responsabilità educativa diffusa e di una regia formativa affidata alla scuola.

3) Una cornice comune di riferimento – La regolamentazione del rapporto tra EE.LL. e Scuole con la partecipazione dell’associazionismo e del terzo settore, deve potersi avvalere di LINEE GUIDA del Ministero dell’istruzione che definiscano una macro cornice dei possibili interventi congiunti in un rapporto virtuoso tra apprendimenti strumentali e aperture sensomotorie – ludiche – sociali- artistiche – sportive – di esperienze esplorative e di ricerca ambientale.

4) Stare insieme in salute – Serve un protocollo di sicurezza sanitaria unico per le attività negli edifici scolastici e negli spazi pubblici e privati, ma flessibile e articolato per ordine di scuole.

5) Fuori dall’aula senza paura – Occorre definire in modo chiaro le responsabilità di tutti: dirigenti, docenti, personale educativo, personale ATA, famiglia e alunni sviluppando una nuova logica basata sulla corresponsabilità di tutti i soggetti. Riteniamo indispensabile ridefinire il rapporto tra esperienza educativa e garanzia per la sicurezza e l’incolumità, superare la sudditanza ai dictat delle assicurazioni, che negli ultimi anni hanno reso impraticabili nelle scuole tutte le attività a rischio superiore allo zero, attraverso un nuovo patto fiduciario con le famiglie a livello nazionale e regionale. La ricerca esasperata di condizioni di sicurezza non può andare a detrimento della qualità dell’azione educativa. È necessario rimettere al centro l’educazione e il ruolo di bambini e bambine e lavorare su competenze che facciano leva sulla loro capacità e possibilità di comprendere, riconoscere ed evitare i rischi. Occorrono nuove “polizze di responsabilità” che pur riconoscendo la necessità della garanzia di precise condizioni di base che gli adulti devono assicurare, prevedano soluzioni pacifiche, in caso di incidenti.

6) É necessaria un’attualizzazione di argomenti e temi finora oggetto di insegnamento. I contenuti affrontati non potranno rimanere gli stessi né dipendere da un presunto ‘programma’ ed essere svolti con le modalità precedenti, ma dovranno essere quanto più interconnessi con modalità di ricerca di gruppo e in riferimento alle linee pedagogiche relative al sistema integrato zerosei e alle Indicazioni nazionali.

7) Formazione e qualità dell’azione educativa – scuola all’aperto, in natura, per piccoli gruppi, percorsi laboratoriali nel territorio, richiedono un’innovazione didattica e metodologica strutturale. Non si tratta unicamente di trasferire le attività fuori dall’aula a piccoli gruppi, ma di cambiare la cornice pedagogica per reimpostare un nuovo e permanente modo di fare scuola e di essere adulti che educano. Ad es perché i gruppi – In questo ambito è essenziale fornire a tutti, educatori e insegnanti, una formazione specifica sul lavoro per/con gruppi di bambini e ragazzi. È preferibile che i gruppi siano a “eterogeneità calibrata” con una composizione dai 3-5 ai 10 partecipanti. I gruppi servono a sollecitare le domande originali dei partecipanti su fatti, fenomeni e testi e a sostenere la ricerca collettiva delle risposte. Per questo serve un piano straordinario di formazione per il personale della scuola, il personale educativo comunale e il personale del terzo settore su temi comuni: didattica all’aperto/laboratoriale/euristica, per piccoli gruppi, anche per costruire continuità pedagogica e progettuale assunto dal Ministero in sinergia con Regioni e Comuni attraverso le loro strutture territoriali (in particolare i Coordinamenti Pedagogici Territoriali per i nidi e le scuole dell’infanzia implementando quanto previsto dal Sistema integrato 0/6) e le reti di scuole. Una formazione che parta dal sapere e dall’esperienza degli insegnanti/educatori riconsiderando criticamente, per consentire, attraverso il confronto e la messa in contatto con le nuove pratiche, di sperimentare, in modo facilitato e guidato professionalmente, gli scenari innovativi che si vogliono promuovere e sostenere. In particolare, vanno attivati percorsi formativi di continuità educativa e progettuale nel sistema 06. Occorre pensare ad una formazione attiva e partecipata, con figure di facilitatori, di tutor e di supervisori più che di formatori in senso tradizionale.

8) Spazi di partecipazione, democrazia a scuola e nel territorio

Mai come in questi mesi la scuola è stata al centro di molte preoccupazioni nel vuoto di proposte politiche. Tuttavia, le pratiche volte a mantenere una relazione didattica, e l’attenzione che la scuola ha riguadagnato presso l’opinione pubblica, ha fatto riemergere il ruolo fondamentale dell’educazione e della funzione sociale della scuola dopo un lungo periodo di disattenzione se non di svalorizzazione. Nel tempo abbiamo assistito al progressivo affievolimento dell’interesse sociale nei confronti della partecipazione scolastica. Gli Organi Collegiali e gli organi di partecipazione sociale hanno rischiato di servire soltanto a testimoniare in modo rituale la partecipazione come valore democratico puramente formale. L’emergenza ci ha invece dimostrato quanto siano importanti la partecipazione e il coinvolgimento delle famiglie come categoria sociale organizzata. È necessario partire da questa consapevolezza per costruire occasioni di trasformazione con la messa a punto di comportamenti, azioni e prassi di democrazia concreta: una scuola come laboratorio sociale. Il Patto Educativo di Corresponsabilità dovrebbe essere il momento in cui chi è investito a qualunque titolo del compito educativo si riconosca nel conseguimento di un obiettivo. Insieme e oltre al Patto Educativo di Corresponsabilità, che si ferma il più delle volte sulla soglia delle questioni della sicurezza e della disciplina, dovrebbero essere discussi, condivisi e stipulati Patti di Alleanza Educativa, che coinvolgano nella prospettiva di una società educante tutti i soggetti inseriti nel processo educativo già a partire dalla scuola secondaria di primo grado, anche ragazzi e ragazze.

N.B.

Le associazioni firmatarie del documento si rendono disponibili con le loro strutture territoriali ad offrire supporto alle scuole/ai servizi educativi nella fase della riorganizzazione delle attività. Fasi per un’alleanza educativa
1) Linee guida del Ministero
a. Emanazione linee guida per accordi EE.LL. – scuole autonome – terzo settore
b. Emanazione protocollo sanitario
c. Integrazione organici delle scuole
d. Previsione di forti investimenti per edilizia scolastica
2) Le Regioni
a. Revisione assicurazione per studenti
b. Mettere a disposizione dei CPIA e della formazione degli adulti le strutture formativeaccreditate dalle Regioni
c. ….
3) Gli enti locali convocano i tavoli di progettazione
a. Le scuole elaborano un dossier dove evidenziare i bisogni e le disponibilità di spazi, le difficoltà e possibilità di circolazione all’interno e all’esterno dei plessi scolastici, i limiti e le possibilità di costituire piccoli gruppi per rispettare il distanziamento.
b. Le scuole individuano i bisogni educativi e relative scelte pedagogiche.
c. L’associazionismo e il terzo settore elaborano un dossier dove evidenziano le proprie possibilità su spazi e locali da loro gestiti, competenze professionali e possibili percorsi che possono mettere a disposizione della scuola.
d. Gli enti locali elaborano un documento che contenga eventuali locali pubblici che possano essere utilizzati nel progetto, operatori, dipendenti e aree progettuali da sviluppare per le scuole. Un piano di messa in sicurezza e ampliamento degli spazi e dei locali comunali.
4) Costituzione dei tavoli di confronto e progettazione tra scuola/EE.LL./terzo settore
a. Il tavolo recepisce i bisogni espressi dalle scuole relativamente a spazi, mobilità, sicurezza delle scuole e li confronta con le risorse disponibili. E in particolare per il terzo settore in riferimento ai bisogni educativo-formativi della scuola.
b. Ciascun tavolo deve poter produrre idee progettuali, percorsi educativi, azioni partecipate e utilizzo creativo degli spazi e dei tempi.
c. Genitori e studenti sono parte costantemente coinvolta nel lavoro di costruzione di una scuola partecipata.
d. La scuola rivede il patto di corresponsabilità con le famiglie
5) Presentazione dei risultati e valutazione degli organi collegiali del progetto.
a. Il progetto approvato dagli organi collegiali entra nell’offerta formativa della scuola.
b. Si avvia un lavoro di conoscenza tra i docenti e tutti i soggetti esterni alla scuola individuati per la realizzazione del progetto.
6) Organizzazione dei percorsi formativi
a. Viene strutturato un calendario formativo che coinvolga tutti i soggetti con percorsi comuni e specifici che permetta una più efficace collaborazione e integrazione tra le diverse figure coinvolte.
b. Vengono individuati enti e professionisti per l’attuazione dei percorsi formativi, valorizzando ove possibile le risorse interne alle reti costituite.
7) Elaborazione/verifica mensile
a. Viene calendarizzato un lavoro di verifica dei percorsi del loro andamento e dei risultati raggiunti.
b. Genitori e studenti sono parte costantemente coinvolta nel lavoro di valutazione e riorganizzazione del lavoro in itinere.
8) Costituzione di un osservatorio per il monitoraggio dell’esperienza di formazione integrata
a. A livello locale (quando in presenza di più istituti) a livello di aree metropolitane ed ex province, a livello regionale e ministeriale vengono costituiti osservatori che permettano di valorizzare e diffondere le prassi più significative e efficaci sperimentate.
b. Gli osservatori dovranno suggerire alle istituzioni coinvolte miglioramenti sul piano normativo, economico, organizzativo e formativo.

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