Legambiente Casale Monferrato: ripartire non basta. Proposte per voltare pagina

PER UN DOPO CHE NON RIPERCORRA LE STRADE DEL PRIMA

Una riflessione e alcune proposte per affrontare l’emergenza Covid-19

Il Covid-19 ha colpito la nostra città e il territorio monferrino provocando dolore, sofferenza e morte. I gravi problemi per la salute della popolazione non sono certo finiti e si acuiscono i disagi sociali ed economici.

Con l’epidemia ancora in corso, trarre conclusioni sulla sua diffusione così come ipotizzare che l’inquinamento abbia giocato un ruolo decisivo, è prematuro in quanto sono in gioco fenomeni complessi che per essere verificati hanno bisogno di tempo e di un gran numero di dati, analisi e prove. Non dobbiamo in ogni caso dimenticarci che in Italia ogni anno sono decine di migliaia le morti premature dovute a concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti raccomandati dall’OMS. Nella nostra vita entriamo in contatto con sostanze inquinanti che a lungo termine possono indurre malattie croniche nel nostro apparato cardiocircolatorio e respiratorio.

Quello che stiamo patendo non è un evento imprevisto. Era ipotizzato da molti studiosi. Se ne era scritto anni fa, se ne era discusso in convegni. Si poteva prevedere, almeno in parte. Si potevano attuare adeguate misure di prevenzione e di riduzione del danno. Ma nulla di ciò è stato fatto. Perché? Forse perché non bisognava toccare il modello di sviluppo basato sul mercato che provvede a sistemare tutte le cose e che sembrava poter procedere – in mancanza di attenzione per le

alternative proposte – con il più ampio consenso.

Ma tra le cause della pandemia vanno considerati anche gli stravolgimenti che globalizzazione, mercato senza regole e sfrenato consumismo hanno causato.

“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?” era il titolo di una conferenza del 1972 dello scienziato metereologo Edward Lorenz ed è una metafora di ciò che ci sta succedendo.  Ci dovremmo interrogare profondamente sul nostro ruolo predatorio ed estrattivo che caratterizza l’antropocene e che è causa dei cambiamenti climatici e anche – ahinoi – di pandemie come quella provocata dal corona virus e dovremmo ripensare al nostro modo di produrre, consumare, concepirci negli ambienti, insomma di vivere.

Per ripensare i nostri spazi, il nostro modo di muoverci, di studiare, di fare cultura, di lavorare, di fare sport, e anche di divertirci e di svagarci occorre rivedere il nostro modello di sviluppo, non limitandoci a piccoli, privati e necessari accorgimenti.

Ma il problema è questo: la visione, la prospettiva, ciò che vogliamo costruire. Lo vogliamo? Di sicuro, lo dobbiamo.

La nostra associazione questa riflessione la porta avanti, a dire il vero, fin dalla sua nascita, giusto 40 anni fa. I primi segnali di crepe in un modello di sviluppo malato si è avuta con la crisi energetica degli anni ’70. Chi è più anziano si ricorderà certamente delle domeniche senza auto (1973, crisi petrolifera, conflitti in Medio Oriente) che modificarono (per un breve lasso di tempo) il nostro modo di vivere. Già allora era evidente che qualcosa che succedeva lontano da noi e dal nostro livello di benessere poteva creare un trauma al nostro modo di vivere con il crollo delle nostre convinzioni basate sull’irrever­sibilità dei processi di sviluppo, sulla crescita ininterrottamente e senza limiti.

Ma non ci è bastata quella lezione.

Abbiamo dovuto aspettare Chernobyl (Urss, 1986), anche se prima c’era stato il meno noto Three Mile Island (Usa, 1979, a un passo dal disastro atomico), per capire che un incidente a una centrale nucleare distante migliaia di chilometri poteva rendere immangiabile la lattuga del nostro orto.

Nella nostra città abbiamo dovuto aspettare che epidemiologi prima e giudici poi confermassero la responsabilità dell’Eternit nella morte di migliaia di persone per mesotelioma, per mettere in discussione una fabbrica di morte per lungo tempo considerata, dall’opinione pubblica cittadina, manna piovuta dal cielo per la nostra economia.

C’è voluto ancora nel 1986 l’inquinamento del nostro acquedotto causato da un’azienda che già allora praticava il green washing (si chiamava, appunto, “EcoSystem”) per aprirci gli occhi sullo smaltimento criminale dei rifiuti.

E potremmo continuare…

Non è bello dire: “Noi l’avevamo detto”, ma questa volta lasciatecelo dire. Noi l’avevamo proprio detto e avevamo anche avanzato delle proposte con il principio-guida del pensare globalmente e agire localmente. La chiusura al traffico dei centri storici, le piste ciclabili, le energie rinnovabili, la raccolta differenziata dei rifiuti, la lotta ai pesticidi e per un’agricoltura biologica. E altro ancora. Più di 30 anni fa ponevamo il problema dell’insostenibile consumo del suolo, dell’antropizzazione sfrenata del territorio, dell’imbrigliamento dei corsi d’acqua (a Casale la nostra battaglia contro le “prismate” che hanno cambiato la fisionomia del nostro fiume Po).

Nel tempo, abbiamo fatto anche posto l’attenzione su tanti altri rischi per la nostra salute, per la salute degli altri esseri viventi, animali e piante. Abbiamo proposto – ancora recentemente – il principio di precauzione contro il rischio di inquinamento elettromagnetico (adesso per il 5 G, ma prima ancora per le molte antenne della telefonia mobile che hanno cominciato ad apparire sopra i tetti delle nostre case, basta alzare un po’ gli occhi al cielo per accorgersene). Abbiamo proposto che si attuasse un serio piano per le antenne che considerasse al primo posto la salute delle persone, insomma la prevenzione primaria.

Siamo sicuri che ora sia inopportuno respingere un confronto su questi temi. Ora non si deve ricominciare come se niente fosse e confidiamo in un sincero interesse a beneficio della comunità.

Non possiamo non ricordare – a questo proposito – le parole di Luisa Minazzi, allora dirigente di Legambiente: “Dal dramma dell’amianto si può solo uscire pensando a una città ecosostenibile e fondata sulla giustizia sociale”. Eh già, perché i più colpiti dalla pandemia sono i soggetti più deboli, quelli colpiti dal digital divide ma anche dal divario energetico e ambientale.

Occorre quindi che gli interventi che da qui in avanti si faranno abbiano le caratteristiche di rottura con il recente passato, di non provvisorietà, di attenzione alle fasce sociali più fragili, che nelle emergenze sanitarie accusano i colpi più duri.

Questa riflessione è la premessa che si spinge a formulare una serie di proposte che non rivolgiamo all’amministrazione in senso rivendicativo, ma che proponiamo ai soggetti che intendono lavorare alla trasformazione necessaria: associazioni e movimenti, sindacati, gruppi, forze politiche, donne e uomini di cultura, il mondo cattolico che ha abbracciato l’enciclica di papa Francesco “Laudato si’” e anche le istituzioni che vogliano prendere sul serio la richiesta di Fridays for Future di dichiarare lo stato di emergenza climatica anche per il nostro territorio.

Quello che segue vuole essere un programma di lavoro per il nostro territorio:

  1. completamento della bonifica dell’amianto, per una città deamiantizzata
  2. mobilità collettiva, incentivando ad esempio l’uso degli autobus urbani rendendo le corse gratuite per un determinato periodo sperimentale, ampliando le zone 30, riproponendo il bike sharing, sostenendo la mobilità elettrica, proseguendo lo sviluppo delle piste ciclabili in particolare portando a termine l’asse San Germano-Casale Popolo che ora si ferma in Piazza Martiri della Libertà;
  3. ampliamento del verde pubblico, consapevoli della funzione degli alberi nelle mitigazione del clima, nel filtraggio delle polveri sottili, nel benessere prodotto alle persone; utilizzo di spazi verdi nei pressi del centro abitato per la creazione di orti urbani per uso personale e sociale;
  4. stop al consumo del suolo, incentivando il recupero e l’efficienza energetica del patrimonio abitativo esistente;
  5. rilancio della raccolta differenziata dei rifiuti per raggiungere l’obiettivo dell’80 % puntando sulla strategia delle 5 R ovvero riduzione, riuso, riciclo, raccolta, recupero.

In particolare quattro sono gli aspetti che riteniamo strategici per la fase di uscita dall’emergenza Covid-19

1. SCUOLA E AMBIENTE: DUE PROPOSTE ESTIVE PER LA COMUNITÀ

Pensando alla scuola, necessariamente chiusa in questa inedita crisi socio-sanitaria, riteniamo che sia necessario progettare un nuovo e – anche qui – inedito intervento dell’amministrazione comunale nei mesi che ci separano dall’auspicata riapertura nel mese di settembre.

Le criticità sono numerose e forte è la necessità di adeguare gli strumenti al mutare della situazione con l’obiettivo di offrire spazi ricreativi ed educativi ad una fetta della popolazione, quella dell’infanzia e dell’adolescenza, importante e strategica anche per il ménage familiare e professionale. Legambiente desidera contribuire alla definizione dei possibili strumenti operativi, consapevole dell’attenzione da porre prioritariamente alla difesa della salute pubblica.

Innanzitutto, vorremmo sostenere l’idea di utilizzare due strutture di cui la nostra comunità dispone: il Mercato Pavia e il Palafiere. Entrambe risultano funzionali allo scopo per numero di accessi, zona parcheggio ampia, presenza di servizi igienici, ampiezza dell’area, prossimità di aree gioco esterne. La fruizione potrebbe naturalmente essere regolamentata in base all’attività prevista. Potrebbero essere coinvolte associazioni territoriali proprio per la gestione di specifiche iniziative: sportive, culturali, ambientali, didattiche, sempre nell’ambito di una organizzazione pubblica a beneficio della cittadinanza.

In secondo luogo, e allo scopo di articolare maggiormente la proposta in oggetto, Legambiente vorrebbe porre l’attenzione sulla necessità di considerare questa emergenza come l’opportunità per ricostruire il rapporto tra l’ambiente naturale, il nostro ambiente urbano, e la popolazione. Non sono mancate in questi anni le pregevoli iniziative di tante associazioni di volontariato e delle amministrazioni pubbliche, così come l’impegno delle scuole cittadine, grazie alle quali si sono ottenuti ottimi risultati in termini di decoro urbano e di ‘vivacità ambientale’. E da qui si può ripartire. Ora dovremmo tentare di coinvolgere direttamente i più giovani e i meno giovani nella cura delle nostre aree verdi, proponendoli come momenti rigeneranti in grado di coniugare l’esigenza del benessere personale con quella della socialità del nostro patrimonio paesaggistico.

Concretamente, sarebbe possibile organizzare piccoli gruppi di bambini e bambine, ragazze e ragazzi, ma anche adulti che – con i nostri volontari e l’intervento del Comune nella promozione plurilingue e nell’integrazione di questa con le altre iniziative – si dedicassero alla cura del verde, nel rispetto delle misure sanitarie in vigore e in misura adeguata alle fasce di età.

Legambiente si rende disponibile a partecipare alla pianificazione di interventi finalizzati alla valorizzazione delle risorse individuali e collettive che incrementino la fruibilità del nostro splendido patrimonio ambientale e favoriscano lo sviluppo di nuove abitudini: più sane e condivise.

2. SVILUPPO DEL VERDE URBANO

L’assenza forzata dell’uomo e soprattutto delle auto dagli spazi urbani ed extraurbani ha mostrato una sorprendente vitalità da parte della fauna collinare: a Casale Monferrato è stata filmata la tenera passeggiata in via Lanza di due caprioli, curiosi e guardinghi. Di certo spaesati. A livello planetario, questo arretramento della presenza umana non può essere la regola, ma poiché noi siamo parte della natura e dell’ambiente, dobbiamo ragionare e intervenire sulle modalità di convivenza tra di noi – cioè tra i popoli cha abitano il pianeta Terra – e tra noi e le specie animali e vegetali. Senza ripercorrere l’origine del virus Covid-19 – auspicando cionondimeno che vi sia piena consapevolezza sul tema, per quanto ad oggi dimostrato – riteniamo che occorra ordinare in maniera più armoniosa lo sviluppo urbano, anche nel nostro territorio. Come? Su due fronti principalmente: dal punto di vista delle politiche urbanistiche consideriamo fortemente inopportuno l’ampliamento dell’area urbana, perché non se ne riscontrano necessità demografiche né benefici nella qualità della vita. Dal punto di vista del verde cittadino giudichiamo utile il potenziamento dei parchi urbani attraverso nuove piantumazioni e la creazione di aree cani, nell’ottica di favorire il pieno godimento degli spazi aperti da parte della cittadinanza e da parte degli animali domestici con un prevedibile miglioramento del decoro urbano.

Rispetto a quest’ultimo punto, segnaliamo l’area dei giardini di Oltreverde (Oltreponte), l’area dei giardini della stazione e l’area del parco Eternot come punti validi per la delimitazione di dog areas equamente distribuite sul territorio e compatibili con i perimetri di verde disponibili.

Infine, occorrerebbe installare dei Percorsi vita, tragitti ad intensità sportiva diversificata fruibili da tutta la cittadinanza.

3. MOBILITÀ SOSTENIBILE

La mobilità sostenibile è il segno del cambio di passo: il post Covid-19 (che in realtà è il tempo della convivenza e della prevenzione dal virus) consente interventi significativi, di impatto sul sistema di spostamento della cittadinanza ma non necessariamente di grossa incidenza economica.

Il Comune di Casale Monferrato dovrebbe adottare alcune delle misure proposte da Legambiente ed applicate in altri centri urbani:

  • Creazione di nuove piste ciclabili leggere, temporaneamente con sola segnaletica stradale, in particolare nella via XX Settembre, in Corso Indipendenza e Viale Ottavio Marchino
  • Promozione presso la cittadinanza del bonus per l’acquisto di biciclette a pedalata assistita, In alternativa, verificare l’accessibilità a bandi europei per l’acquisizione di un nuovo parco biciclette comunali
  • Incentivazione degli spostamenti pedonali, anche nel tragitto casa – lavoro. Il tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro potrebbe diventare a tutti gli effetti orario di lavoro. Ciò avrebbe positive ricadute sulla viabilità, sulla salubrità dell’aria, sul benessere individuale
  • Riprendere la trattativa ed implementare quanto già concordato in merito al ripristino delle linee ferroviarie, sempre più necessarie e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico
  •  

4. RIQUALIFICAZIONE URBANA ED ENERGIE RINNOVABILI

Progettare azioni finalizzate alla riduzione dei consumi finali di energia, migliorando l’efficienza energetica e promuovendo l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici residenziali e del terziario, nell’industria, negli impianti di pubblica illuminazione e di altro tipo, e nei trasporti pubblici e privati riprendendo in mano il PAES – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e riproponendo ad esempio azioni di sostituzione dei tetti in amianto con tetti dotati di pannelli fotovoltaici per le quali Legambiente si era resa disponibile a collaborare con il Comune già nel recente passato.

Importante sarebbe, inoltre, agire sulla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, sfruttando le potenzialità del nuovo decreto ministeriale con particolare riguardo all’edilizia residenziale pubblica e la rigenerazione urbana di zone degradate e dismesse della città scommettendo su edilizia sostenibile e di qualità.

Altre soluzioni sono naturalmente possibili e auspicabili per il rilancio di Casale Monferrato, che soddisfacendo requisiti ambientali maggiori trarrebbe indubbi vantaggi turistici.

Legambiente si rende con ciò disponibile ad approfondire le suddette proposte nelle sedi appropriate e coinvolgendo gli attori interessati

Casale Monferrato, 31 maggio 2020

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