Perché diciamo No al Dtt. Sabato 7 aprile alle 16 assemblea pubblica

Un’assemblea per spiegare le ragioni del No alla macchina radiogena DTT

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Diciamo “no” al DTT  perchè riteniamo che la strada da seguire sia quella delle energie rinnovabili che non producono radiazioni. Siamo convinti che lì si debba investire, non nella fusione nucleare. Lo riaffermeremo nell’assemblea pubblica che si svolgerà sabato 7 aprile alle 16 all’Auditorium Santa Chiara, portando a discuterne Gian Piero Godio responsabile energia a livello regionale per Legambiente e Pro Natura, il professor Angelo Tartaglia, fisico del Politecnico di Torino e Umberto Lorini presidente del Comitato di vigilanza sul nucleare.

All’assemblea invitiamo, come abbiamo già fatto più di un anno fa per un altro incontro pubblico, gli amministratori di Casale Monferrato e della Provincia di Alesssandria. L’Enea, nell’ambito del programma ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), vorrebbe sperimentare a Casale Monferrato il DTT (Divertor Tokamak Test), che è una macchina radiogena, cioè che genera radiazioni, caratteristica questa che contrasta con quanto affermato per mesi e mesi dall’Amministrazione comunale di Casale Monferrato. Il velo che copriva questa bugia è stato strappato dal bando stesso dell’ENEA che prevedeva la costruzione di muri di due metri di spessore per contenere le radiazioni. Si produrranno materiali di scarto radioattivi, che l’ENEA stoccherà in un apposito deposito che rimarrà in eredità alle prossime generazioni di Casalesi, i quali dovranno preoccuparsi di come custodirli senza rischi per la salute e per l’ambiente. Se Casale Monferrato venisse scelta per ospitare il DTT, il nostro territorio verrebbe in qualche modo a far compagnia a Trino e Saluggia che già da anni ospitano scorie radioattive (più del 90% di tutte le scorie radioattive prodotte in Italia).

Il convegno affronterà le criticità territoriali di un’eventuale scelta di Casale come sede del DTT: idoneità dell’area individuata per ospitare la macchina radiogena, l’impatto delle necessarie infrastrutture, la possibilità per le autorità locali di intervenire sulle modalità della sperimentazione. Nel corso dell’incontro risponderemo a chi ritiene che la fusione nucleare risolverà i problemi energetici del pianeta Terra che si tratta di un’illusione. Alex Sorokin, ex progettista di centrali nucleari e ora consulente energetico internazionale, citato da un articolo sul sito della rivista Quale Energia, ritiene che ci sia anche un problema di costi: “Non s’intravede la possibilità che la fusione possa diventare più economica delle fonti rinnovabili, che già oggi, in molti casi, costano meno dei combustibili fossili e in futuro saranno ancora più competitive”. Continua dicendo che “nessuno ha idea di come realizzare impianti a fusione a livello industriale e di quanto bisognerà investire, in totale, per costruire anche un solo reattore di grandi dimensioni”.

Riteniamo assurdo che oggi venga previsto anche solo 1 euro di investimento pubblico per una fonte energetica che non garantisce nei tempi e nella tecnologia il percorso già intrapreso e dettato dall’Accordo di Parigi sul clima e dallo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.

Nel 2050, quando i sostenitori della fusione nucleare prevedono che sarà forse disponibile il loro primo kWh, sarà stata sostituita la gran parte dei combustibili fossili nella produzione elettrica e nel caso dell’Europa, questa sostituzione riguarderà il 100% delle fonti, in favore delle energie rinnovabili.  Il Piemonte oggi è già al 39%, ma attraverso la ricerca si può fare molto, molto di più, mettendo poi efficientemente in rete l’energia prodotta in modo pulito, diffuso e democratico. Questa è per noi la strada da seguire e su cui ci aspettiamo che vengano investiti fondi pubblici per la ricerca, in favore dello sviluppo di tecnologie e soluzioni veramente idonee per un futuro totalmente rinnovabile e sostenibile.

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